Fino a poco tempo fa i Comuni chiedevano ai cittadini un importo sotto forma di tassa (chiamata TARSU) per pagare la gestione e lo smaltimento dei rifiuti urbani. Questa forma di tassazione non imponeva la copertura del 100% dei costi di servizio ed in parecchi casi i Comuni, di fatto, non riuscivano a coprire completamente tali costi. Le normative vigenti, con il passaggio alla “tariffa” impongono la copertura al 100% di tutti i costi relativi ai servizi di igiene ambientale.
La tariffa rifiuti (chiamata più semplicemente TIA) al fine di avvicinarsi ad una forma di pagamento “equa” rispetto alla produzione dei rifiuti urbani da parte dei cittadini e delle attività produttive, viene suddivisa in due parti. La PARTE FISSA comprende tutti i costi che non dipendono direttamente dall’effettiva produzione di rifiuti come, per esempio, lo spazzamento delle strade, i costi del personale, gli ammortamenti delle strutture, i costi di accertamento e fatturazione e le spese generali di gestione. La PARTE VARIABILE invece comprende quei costi che maggiormente dipendono dalla quantità di rifiuti prodotti come, per esempio, lo smaltimento e le raccolte dei rifiuti, la gestione delle stazioni ecologiche ambientali. Tali costi variabili vengono conteggiati al netto (quindi ribassati) delle entrate derivanti dalla vendita dei materiali di recupero come la carta e il cartone, la plastica, il legno ed i metalli.
La tariffa della parte fissa viene calcolata in considerazione della superficie dei locali ed il numero degli occupanti per le utenze domestiche e della superficie per le utenze da attività produttive mentre la tariffa della parte variabile viene calcolata in base al solo numero degli occupanti dei locali (utenze domestiche) e in base alla potenzialità di produzione specifica per metro quadrato (utenze attività produttive). In quest’ultimo caso si utilizzano i coefficienti di calcolo previsti dalle normative vigenti.
In questo modo si vengono a creare differenziazioni fra i diversi nuclei familiari. In effetti un nucleo familiare di 1 persona produce logicamente meno rifiuti di una famiglia di 4 persone. Allo stesso modo,per esempio, le attività classificate come “uffici” producono senz’altro meno rifiuti dell’attività di ristorante.
La tariffa considera tutte queste differenziazioni classificando le utenze domestiche in 6 categorie (in base ai componenti) e le utenze attività in 30 categorie (in base alla tipologia di attività svolta).
Per gestire la tariffa (TIA) i Comuni hanno deliberato opportuni regolamenti e Geovest ha aperto propri sportelli nei vari Comuni già passati a TIA.
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